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UEFA, Kessler: “Nel femminile mancano ancora investimenti, il professionismo in Italia una novità fantastica”

19 Giugno 2022 - 09:35


Responsabile UEFA del calcio femminile, Nadine Kessler ha parlato ai microfoni di Vanity Fair in occasione dell’inaugurazione di “Lay’s RePlay”, un campo da calcetto inaugurato a Torino. Il dirigente europeo ha parlato del gap ancora vigente tra calcio maschile e femminile, analizzando anche però i miglioramenti continui del nostro movimento. Queste le sue dichiarazioni:

“In una prospettiva globale, la prima barriera che tuttora esiste in alcuni Paesi, non in tutti, è che il calcio è ancora percepito come uno sport da maschi. Un’idea che si trova a tutti livelli, non solo a quello professionistico. È qualcosa su cui dobbiamo lavorare e che fortunatamente sta cambiando in fretta. Se guardiamo invece al solo livello professionistico, mancano ancora investimenti che permettano di far sviluppare ulteriormente il calcio femminile.”

“Per ridurre il gap con il maschile abbiamo bisogno di istruire e di fornire più opportunità sul campo, sul quale dobbiamo dare accesso alle ragazze dalle primissime fasi, quando sono ancora molto giovani. Le bambine devono poter giocare con i bambini, sentirsi parte del gioco. Poi c’è la visibilità perché “se puoi vederlo, puoi diventarlo”. E’ importante che i media parlino del calcio femminile e che ci sia un supporto da parte di chi può influenzare le opinioni. Anche questo aspetto sta migliorando negli ultimi anni.”

“Il professionismo in Italia è una novità fantastica e sta prendendo forma anche in altri Paesi, fra cui Spagna, UK, Germania e Francia. È un cambiamento che per la prima volta interessa più di un Paese. Di solito, quando io giocavo, novità come queste riguardavano al massimo un Paese europeo e gli Stati Uniti. Ora c’è invece un fermento che attraversa l’Europa e i Paesi si sfidano positivamente su questo tema. Ci sono anche diverse organizzazioni e investitori che stanno capendo che il calcio femminile è un investimento intelligente, con una crescita potenziale analoga a quello maschile. Gli investimenti sono di gran lunga superiori se confrontati anche solo con due anni fa.”

“Se l’inclusività prende forma nelle comunità locali, allora è a quel punto che assistiamo al vero cambiamento. È in quel momento che i genitori dicono: “ok, lascio andare mia figlia a giocare a calcio con gli altri ragazzi”. Il calcio può essere uno sport che include e accoglie tutte le persone. Non devono essere tutti giocatori e giocatrici professionisti/e, basta trovarsi insieme, incontrare amici, e trascorre dei bei momenti.”


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