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Milan, Resp Spina: “Con RedBird un’occasione di ulteriore sviluppo, la nostra area sta crescendo molto all’interno del club”

23 Settembre 2022 - 09:45


Elisabet Spina, apprezzata responsabile del Milan Femminile, ha parlato in una intervista a La Repubblica dell’arrivo della nuova proprietà americana RedBird e dello sviluppo del movimento femminile in Italia. Queste le sue riflessioni:

“Con RedBird il calcio femminile diventerà centrale nel club? Io credo che rappresenti un’occasione di ulteriore crescita, nel senso che al Milan l’attenzione per il calcio femminile c’è sempre stata fin dal 2018-19, la prima stagione in cui la squadra ha partecipato alla serie A. Il club ha deciso di investire in questo progetto e da allora è stato tutto un crescendo. Naturalmente la proprietà americana può contribuire a sviluppare un progetto che già non manca di investimenti, di opportunità e di un supporto sempre massimo, in un percorso che ormai ha raggiunto la quinta stagione. La nostra area sta crescendo molto, all’interno del Milan. Ma io penso che l’occasione sia soprattutto culturale”.

“Dall’interno si avverte il grande fascino di fare parte del progetto, del cambiamento culturale attorno al calcio femminile: in Italia ma anche nel resto del mondo. C’è una crescita quasi intrinseca, superiore anche agli investimenti fatti. C’è il tema dell’equità a livello mondiale rispetto al calcio maschile. C’è una discussione importante anche dal punto di vista dei valori del movimento: in Italia questo è diventato ormai il valore aggiunto. In questo contesto è indubbio che il passo avanti ulteriore, nel percorso ormai avviato, possa essere rappresentato da una proprietà americana, perché è espressione di un’area geografica in cui il calcio femminile ha una grande diffusione ed è parte integrante della cultura sportiva. Per questo dico che si tratta appunto, anche solo culturalmente, di un passaggio storico che potrà portare benefici evidenti”.

“Quanto sta realmente cambiando la percezione collettiva del calcio femminile in Italia? Che le cose siano cambiate lo vediamo dalle famiglie stesse: magari prima ostacolavano le ragazze, mentre oggi avvertiamo il loro orgoglio, quando le accompagnano al campo di allenamento. Ma prendere a modello il calcio maschile e usarlo come paragone non è la cosa più corretta. Il calcio femminile deve porsi obiettivi propri, deve camminare su una strada propria. La nostra è una storia recente”.

“C’è il rischio che il successo del movimento sia effimero? No. Prima del Mondiale la paura degli addetti ai lavori era che si stesse correndo un rischio forte: che cioè, dopo il Mondiale, la bolla mediatica e di visibilità si potesse sgonfiare, come era un po’ accaduto col rugby. Invece la crescita è proseguita. Era difficile prevedere questa parabola: per noi stessi addetti ai lavori è stato tutto più veloce di quanto ci saremmo aspettati. Ma ora bisogna trasferire il più possibile questa nostra percezione anche all’esterno: è un momento cruciale. E la novità del professionismo ci può certamente aiutare. Come? Il professionismo garantisce più tutele alle calciatrici. E le famiglie delle ragazzine che iniziano a giocare vedono il calcio anche come un investimento, perché può diventare un lavoro. Però, ripeto, bisogna proseguire su una strada diversa dal calcio maschile, senza rincorrerlo”.

“I paragoni col calcio maschile? Non bisogna farli. L’affermazione del calcio femminile va cercata tenendo conto della sua specificità. Deve risplendere di luce propria, non come riflesso del maschile. Perciò innanzitutto deve avere aree dedicate: tecnico-tattica, atletica, medica. Anche a livello commerciale gli sponsor non possono essere gli stessi, perché attraverso la pubblicità mirata gli sponsor vanno alla ricerca di messaggi e valori diversi. Posso garantire che tutto questo funziona: il numero delle nostre tesserate si è moltiplicato, negli ultimi anni. C’è un dato decisamente significativo. Nella stagione 2015-16 le tesserate del settore giovanile del Milan erano 20 ragazzine dell’Under 12. Oggi abbiamo 6 squadre e 130 tesserate, dall’Under 19 a scendere fino all’Under 10. Se si considera che ogni Under comprende due classi di nascita, si capisce ancora meglio il boom. Senza contare che dal 2018-19 abbiamo la prima squadra, una realtà anche internazionale”.

TCF (1 – segue)


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