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Alice Pignagnoli: “La Lucchese non conosce il male che mi ha fatto, quello che vogliamo dobbiamo sudarcelo centimetro per centimetro”

4 Gennaio 2023 - 12:02

Dopo l’ormai nota vicenda che ha coinvolto Alice Pignagnoli e la Lucchese Femminile, l’estremo difensore ha parlato ai microfoni di Calcio Femminile Italia. Queste le sue riflessioni: “Cos’è successo con la Lucchese? Alla metà di ottobre ho comunicato loro che ero incinta. Non era una cosa programmata, non me l’aspettavo, sono andata dal mister in lacrime. Lui mi ha capito e tutta la squadra mi è stata vicina fin da subito. Poi però l’amministratore delegato attraverso il mio procuratore mi ha fatto sapere che non aveva più intenzione di pagarmi. Non mi erano stati pagati neppure gli arretrati dei mesi in cui ho giocato. Ho dovuto restituire il materiale e il posto letto, sono stata praticamente sbattuta fuori.”

“Dopo la metà di dicembre mi hanno detto che sarei stata svincolata, senza che mi venissero pagate le mensilità arretrate. Ho fatto richiesta diverse volte di ricevere i compensi arretrati, anche tramite il mio avvocato, e solo dopo che è esplosa la bomba mediatica hanno deciso di tornare sui loro passi e pagarmi le tre mensilità. Sono ancora certa comunque che loro non conoscano il male che mi hanno fatto.”

“Questa battaglia a me non porta nulla, solo stress e tempo che tolgo alla mia famiglia. Lo faccio perché se non si combatte non cambierà nulla, e quello che vogliamo dobbiamo sudarcelo centimetro per centimetro. Lotto affinché tra un anno non ci sarà un altro “caso Pignagnoli”. L’idea che le società possano trattare le ragazze come merce di scambio mi inorridisce. Non vengono pagate mensilità di trecento euro a ragazze che non hanno la possibilità neppure di fare la spesa e che non hanno un peso mediatico che gli permette di lottare.”

“Io non ho chiesto i danni perché non volevo che la mia vicenda venisse strumentalizzata, ma nonostante questo se ne leggono di ogni tipo sui social. Se penso alla situazione di qualche anno fa non sono così certa che abbiamo fatto passi in avanti. La mia sofferenza però deve servire a qualcosa.”

“E’ il motivo per cui molti giornalisti che non seguono il nostro calcio mi hanno chiesto se non ci fossero casi come il mio in precedenza. I casi sono pochissimi, uno è quello di Gunnarsdòttir che però ha vissuto la gravidanza da professionista a Lione, è completamente diverso. Molte ragazze che decidono di mettere su una famiglia decidono di abbandonare il calcio prima che tutto questo accada. Non vanno avanti le più brave, ma quelle che resistono, e io sono stata brava perché ho avuto la famiglia ad aiutarmi. Si può fare l’atleta e la mamma ma bisogna cambiare la forma mentis.”

“Rifarei tutto? Assolutamente si, anche se ho cambiato la testa di una sola persona o convinto una ragazzina a non smettere di giocare penso che il mio sacrificio sia ben speso.”